Ho letto questo articolo su Repubblica (che effettivamente negli ultimi tempi sembra essersi specializzata in catastrofi, di cronaca oppure elettorali) in cui si raccontava delle difficoltà dei gestori dei supermercati nell’arginare il fenomeno dei “nonni ladri”. Ora, non è tanto il danno economico a contare, perché a quanto pare la refurtiva di solito comprende un pezzo di grana, una confezione di prosciutto crudo o un paio di bistecche, ma piuttosto il danno psicologico. Questi anziani non sono poveri, non nel senso che non riescono a mangiare tre volte al giorno o a pagare l’affitto, ma non possono permettersi di comprare quelle due o tre cose che ti tirano un po’ su di morale quando cucini solo per te e poi mangi da solo, per anni. A quanto afferma l’articolo, si tratta di gente che era abituata a mettere il grana sulla pasta e che adesso con la pensione deve andarci piano altrimenti a fine mese non ci arriva. Tra l’altro questi vecchietti sono talmente maldestri che vengono beccati quasi sempre, o perché cambiano idea cinque volte prima di decidersi o perché alla cassa sono talmente agitati che tra un po’ te lo confessano direttamente. Deve essere una cosa talmente imbarazzante e svilente venire fermati prima dell’uscita dal supermercato e dover svuotare le tasche o la borsa e poi spiegare che ci si è “dimenticati” di pagare il prosciutto. Soprattutto dopo una vita passata a lavorare, quando a settanta o ad ottant’anni rimangono solo la dignità e in casi fortunati la salute. Magari la signorina o l’addetto che ti fermano sono anche gentili e comprensivi e ti dicono che certe organizzazioni regalano certi prodotti vicini alla scadenza, ma questi anziani non avrebbero mai il coraggio di andare alla caritas, dove peraltro hanno da occuparsi di gente che davvero non ha niente da mangiare. Adesso che ho 25 anni e non ho granché soldi perché non lavoro non mi interessa niente comprare il grana tedesco perché costa meno e poi scoprire che è gouda grattugiato (che è in sé una cosa spiacevole), o fare la spesa al discount. Sono giovane e preferisco spendere i soldi per un viaggio a Parigi, per dire, o per comprare il divano. Ma se dopo aver lavorato cinquant’anni (o di più, a seconda della riforma delle pensioni..!) mi tocca sgraffignare non il prosciutto, perché non mangio carne, ma diciamo un cestino di fragole o il famigerato pezzo di grana, allora credo che vivrei i miei ultimi anni davvero davvero male. E sarebbe facile tirare fuori il discorso della crisi economica, e tutto diventa caro, e i politici che guadagnano un sacco di soldi senza far niente, ma non servirebbe a niente. Io per fortuna ho due nonni che quando fanno la spesa possono permettersi di comprare quello che gli pare, ma se non fosse così (e non ci fossero dodici ore di treno in mezzo) credo che andrei a trovarli molto più spesso, magari portando con una scusa il grana da casa.

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