„Poor wee Kyleakin..“, diceva la mia guida, ma sebbene il wee sia incontestabile (ho visto in tutto trenta case) il poor lo si può rispedire al mittente. A Kyleakin ci sono quattro ostelli (citazione d´onore a Skye Backpackers..), svariati B&B, un ristorante, la fermata dell´autobus, le rovine di un castello che una volta al mese viene isolato dalla marea, due pubs tra i quali la clientela locale e i pochi turisti si dividono equamente nei weekend. Ma soprattutto, a Kyleakin il tempo non scorre. Ogni giorno non è uguale ma simile al precedente, il cielo si tinge di tutte le sfumature del nero, dell´azzurro e del rosso, gli specials alla Saucy Mary´s Lodge e al King Hakon si succedono ciclicamente e ogni venerdì e sabato sera le band insulari, ma qualche volta vengono anche dalla terraferma, si avvicendano su palchi realizzati grazie allo spostamento dei tavoli da biliardo. E anche lo spirito dei visitatori, sempre che non siano turisti, si adegua alla lentezza e alla surrealtà di questo luogo.
By the way, the Kyleakin bridge is the only way to cross the ocean on a bus, they say.
L.O.