Ogni lavoro ha i suoi momenti interessanti, ma è nei bar (nel mio caso: nelle coffee houses) che si concentra la fauna più strana. Dai clienti occasionali ai frequentatori abituali, da dietro un bancone si vede di tutto. Ci sono i freaks che ti chiedono il cappuccino al latte di soia con lo sciroppo di macadamia e un extra shot di espresso, magari in bicchiere; ci sono quelli che hanno la vista corta e non riescono a leggere la bacheca dietro di te e tu devi capire dal labiale balbettante cosa vogliono; ci sono quelli che vorrebbero per favore un latte „macciato“ da portare via. I miei preferiti sono i vecchietti che entrano con quest´aria spaurita e ti chiedono se vendi anche caffé normale.. Tra i miei clienti abituali c´è questo signore che beve tre o quattro tazze di caffé al giorno, ciondola tutto il tempo nei pressi del centro commerciale dietro l´angolo e cerca ogni volta di intavolare una conversazione improbabile (purtroppo per lui però io non capisco mai una parola di quello che dice). Uno che non sopporto è questo tizio che prende sempre un espresso macchiato e vuole insegnarmi come si fa a prepararlo, perché lui ha lavorato quindici anni „beim Italiener“ e un paio di volte si è anche offerto di macchiarselo da solo, il caffé. Naturalmente la sua versione non ha nulla a che fare con qualcosa che si possa definire un espresso macchiato. L´altro giorno poi ha fatto la sua apparizione una sessantenne ingioiellata in modo improbabile, con i capelli ossigenati e incotonati e un cappotto viola. È rimasta davanti alla mia cassa almeno cinque minuti cercando di raccattare le monete del resto, ma aveva le unghie talmente lunghe (e meravigliosamente decorate) che alla fine ho dovuto mettergliele nel portafoglio io.. L´ultimo incontro interessante di ieri, infine, è stata questa signora che, incuriosita dal mio accento, mi ha chiesto se per caso venivo dalla Russia.
Mi raccomando, siate gentili e carini con le cameriere e non riempite le tazze vuote di gomme da masticare e pacchetti di sigarette!
L.O.
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